Chicago Illinois

Chicago è oggi una delle principali metropoli degli Stati Uniti, una città multi-etnica e all’avanguardia in parecchi settori sociali ed economici.

Uomini e donne hanno cantato per secoli dei problemi che li hanno afflitti. Fu subito dopo la proclamazione dell’emancipazione, 1893 quando il popolo nero fu liberato dalla schiavitù senza adeguato inserimento sociale (educazione, denaro o luoghi dove vivere), che la maggior parte dei neri non ebbe altra scelta che quella di diventare lavoratori “migratori”, sottoposti, cioè, a continui spostamenti.

Chicago fu una delle mete principali e questo divenne periodo di grande trasformazione per la “Windy City”, sempre più metropoli. Tra le tantissime persone giunte dal “Deep South” molti erano dei musicisti, così com’era abitudine nel Delta del Mississippi.

Questi uomini cantavano ciò che li affliggeva, i loro problemi. La loro musica ne denunciava le condizioni sociali, i problemi personali, molti dovuti dai continui spostamenti ai quali erano sottoposti che, spesso, li costringeva a forzate e dolorose separazioni dalle proprie famiglie.

Il cantare agli angoli delle strade, nei bar, alle varie feste, alle stazioni ferroviarie era l’unico sistema per raccogliere qualche sparuto dollaro per la sopravvivenza e questo divenne, per loro, uno stile di vita. Questa espressione individuale, meglio conosciuta a tutt’oggi come Blues, mutò la sua forma originale di matrice “folk” o “classic Style” attraverso il Rhythm & Blues e l’Urban Blues continuando ad evolversi.

Molti dei grandi bluesmen arrivati a Chicago, stimolati dalla grande richiesta di manodopera nelle ferrovie, nelle acciaierie o nei famigerati “stockyards”, i macelli della zona sudoccidentale della città, hanno trovato la fama nei vari locali sorti nella Chicago nera che, con la sua vita notturna e musicale, si è affollata attorno a South State Street per, poi, espandersi nel più povero West Side, lungo la Madison Avenue, teatro nei tardi anni Sessanta di devastanti tumulti razziali e dilatando a dismisura i confini della città.

La musica, che fino ad allora era esclusivamente acustica, trovò, in questa proiezione urbana, un dominante interplay tra chitarre crudelmente amplificate e armoniche della musica del Delta, trovando in Muddy Waters un nuovo santone, subito divenuto la principale attrazione della Chess Records, etichetta fondamentale per l’affermazione e la diffusione di Blues, Rock ‘n’ Roll e Rhythm & Blues nei ’50 e ’60.

Attorno a Waters (vero nome McKinley Morganfield), giunto dalla piantagione di Stowall, nei pressi di Clarksdale in Mississippi, gravitarono personaggi del calibro di Little WalterJunior Wells e James Cotton e ben presto si creò un grande fermento che portò in città anche Jimmy RogersSunnyland SlimOtis Spann e Willie Dixon, oltre a Howlin’ WolfRice Miller (ovvero il secondo Sonny Boy Williamson), J.B. LenoirKoko Taylor, e i giovanissimi Otis RushMagic Sam e Buddy Guy, tutti a calcare  i palchi degli affollatissimi locali cittadini come il Sylvio’s, il Theresa’s Lounge, il Kingstone Mines o il B.L.U.E.S., senza dimenticare il più famoso ed importante palcoscenico a “cielo aperto” che era il mercato di Maxwell Street.

In poche parole è come se Memphis, fino ad allora capitale indiscussa del Blues, si fosse trasferita quasi in massa al nord risalendo il grande fiume Mississippi oppure con le tante linee ferroviarie che da sud portavano alla “Mecca del Blues”, lassù nel produttivo Illinois, dove la comunità afroamericana ha contribuito a far sì che Chicago venga, oggi, definita come una delle 10 città più influenti al mondo.

Una metropoli multietnica, nonché importante centro finanziario e industriale ed uno dei maggiori centri fieristico/espositivi mondiali che può annoverare tra i suoi tanti celebri concittadini anche l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama.

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